6:52 pm - Sun, Nov 14, 2010

How my kids helped me making better my job.

How did they?

Reinventing it as they reinvent every possible use of any object: a paper is not a paper, but a flag; a pencil is not a pencil, but a laser beam; and a battery is not just a light, but a tool essential to discover the monsters in the darkness.

Fantasy empowers their life. Why fantasy cannot empower my business too?

The risk one person like me - one man web marketing agency - is to fall in sad mechanicism. One pitch/quotes after the other, many with quite similar issues. The link building, that too can tend to be industrialized.

Luckily there are excellent tools (SEOmoz Pro Tools, Raven, Ontolo), that helps exactly in solving all the mechanical part of the SEO discipline.

With all that time saved, what to do? Look for other clients, just looking for money?

I don’t think that is the right answer.

I believe that with all that time saved thanks to all the tools, an SEO/Web Marketer can finally have a second honeymoon with a job that could have start to feel sterile.

How? Pointing to the real quality in the job using fantasy.

When I say “using fantasy”, I mean “thinking out of the box” and do like the children do, inventing a story from nothing, reinventing the meaning of things.

Not only this attitude is able to make you feel again in love with your job, to make you feel again creative and just plain happy with what you’re doing, but also it is a sure way to offer a great service to your clients. That doesn’t mean you will succeed always, but also in that case your client will still congratulate with you, still desiring to work with you and to find a way to the online success with your guidance.

12:20 pm - Fri, Nov 12, 2010

SEOmoz

Motori di ricerca e Brand

Dobar den! Benvenuti al Whiteboard Friday. Questo è il mio tentativo di dire qualcosa in bulgaro. Credo che “dobar den” significhi “Ciao/Buongiorno” in bulgaro… lo scopriremo. Sicuro che qualcuno scriverà un commento in proposito.

Benvenuti a Whiteboard Friday. Che bello essere di nuovo negli States. Bello essere di nuovo qui in Seattle nello studio del Whiteboard Friday di SEOmoz parlando di un tema interessante, che sale fuori abbastanza spesso: i motori di ricerca e i Brand. Infatti, esiste l’idea che è diffusa nel mondo SEO da un po’ di tempo, per lo meno da un paio d’anni, che Google ha una predilizione e favorisce i brands, ovvero quei siti che sono stati costruiti intorno a quello che potremmo definire come riconoscimento del brand e del loro mondo da parte dei consumatori. È interessante, perché molti SEO chiedono: “Bene, come faccio a sapere se sono un brand? Cosa fa di un brand un marchio e cosa no? Perché Google sta andando in quella direzione? Che posso o cosa dovrei fare”.

Noi non possediamo delle grandi scientifiche risposte a queste domande, ma possiamo cercare di incominciare a farlo e affrontare il tema e, per lo meno, far sì che molti search marketers pensino di più sul tema del branding.

Io sono decisamente convinto che i cambi che Google ha fatto durante il Vince update, forse alcuni di quelli del Mayday, hanno come conseguenza voluta che si mostrino più risultati brandizzati nelle ricerche quando, per esempio, uno ricerca qualcosa con SEOmoz, mostrando molto più risultati che i classici due dal sito di SEOmoz.org, pensando che esiste un’intenzione di ricerca del brand mostrando più cose da un solo sito.

Bene, per prima cosa cominciamo con rispondere alla domanda: PERCHÉ I BRAND?

Perché Google presta loro tanta attenzione. Esiste una frase famose, naturalmente del presidente di Google Eric Schmidt, e che Aaron Wall ha citato in SEObook numerose volte e che, mmm, dice:

I Brands sono quella cosa con cui noi distinguamo la merda.

Quindi, esiste questo pozzo nero di contenuti, molti dei quali sono quelli che non interessano agli utenti.

Potete cercare di immaginare questo se vi mettete nella mente e nelle scarpe di chi realizza una ricerca in Internet. Scarpe, esattamente. In questo caso Google cerca di ragionare come fare un umano. Quindi, forse noi abbiamo il nostro tipo che sta guardando a questi siti. Ha fatto una ricerca per running shoes. Vede Adidas, che è logicamente presente, dal momento che Adidas è proprio un brand di scarpe da corsa. Ottimo che sia presente nei risultati di ricerca. Puma, ovvio. Vibram, ok, è un marchio nuovo ed emergene. E poi abbiamo tennis-shoe-store. Sì, forse hanno fatto un gran lavoro ottenendo links e forse hanno un bel sito e tutto il resto, ma il consumatore si mostrerà sospettoso nei suoi confronti, perché chi effettua una ricerca per natura diffida di risultati come questo. I risultati non brandizzati comportano un certo grado di insoddisfazione. Lo si può vedere dimostrato in un’alcune dei risultati di ricerche che varie organizzazione hanno condotto, tra cui gli stessi motori di ricerca.

E puoi tu stesso capirlo istintivamente. Quando tu stesso guardi i risultati fai questo ragionamento: “Mmm, non conosco questi. Un sacco di domini scritti con trattini e siti di cui non ho mai sentito parlare. Mi posso fidare?”. Clicco e li visito e mi appaiono super ottimizzati per i motori ma non nei contenuti o nell’usabilità. Frustrante, no? Penso, quindi, che Google ragioni in questo modo: “Hey, noi possediamo vari metodi per identificare tutto questo. Forse manderemo alcune preferenze ai brand.”

Bene, cerchiamo di affrontare la domanda, CHE COSA FA DI UN BRAND UN BRAND? Che cosa permette ai motori di ricerca di distinguere un brand da un non brand in un dominio, in un sito web e in pagine web? Si possono immaginare molte cose. Certamente Google ha elaborato qualche tipo di brevetto che suggerisce alcuni dei fattori che potrebbe prendere in considerazione. Recentemente hanno comprato Metaweb che fa molte di queste cose, incluso un servizio (Freebase) che è capace di creare associazioni di enti dal contesto e dall’uso del testo e delle parole. Questo può includere cose come la presenza e la ripetizione nel contenuto testuale.

È facile immaginare che Adidas, Puma e Vibram, tutte appaiono nel Web molto più spesso che tennis-shoe-store.info o simili, rispondendo al dubbio “questo è un brand e questo non lo è”. E poi esiste il contesto e in che luoghi troviamo quel testo o quel contenuto. Possiamo facilmente vedere come tutti quei brand sono citati nelle notizie e nei blogs. Sono presenti negli eCommerce. Sono nei negozi di diverso tipo tanto online che offline. Li troviamo presenti anche nei media offilne. Sono presenti nei links. Sono presenti in pubblicità. Certamente cose come l’acquisto di DoubleClick da parte di Google ed esaminare strumenti come DoubleClick Ad Planner possono svelarvi alcune delle cose che vedono come brand ed entità e come associano queste in confronto a siti che non considerano brand. I brand, poi, compaiono in cose come i brevetti, licenze. Appaiono in documentati ufficiali e governativi. Ovvero, esiste tutto questo contesto ed uso di posizionamento di un marchio.

Infine, i brand posseggono anche una serie di segnali basati sull’uso del brand stesso da parte degli utenti. La gente cita i brand nei social media. Sono citati quando gli utenti realizzano ricerche. Se Google vede che un sacco di gente cerca cose come Adidas, Puma e Vibram ma non tennis-shoe-store, questo potrebbe essere un segnale che quelle sono brand e questo no.

Questo è un tipo di linguaggio e comunicazione in cui Google è molto forte. Fino a poco fa avevano il loro servizio GOOG-411. Certamente si servono di Gmail. E si servono di molti altri servizi con cui essenzialmente osservano ciò di cui si parla, cosa si dice, cosa si scrive da parte degli utenti non solo in Internet, ma in tutti gli aspetti della nostra società. Tutti questi segnali potrebbero aiutare Google a creare associazioni in relazione a ciò che è brand e ciò che non lo è e, poi, offrire risultati che sono il frutto di tutto questo.

Ok, molto di quanto detto sono teorie interessanti, ma so che molti SEO stanno per chiedere: “Bene, che facciamo con tutte queste informazioni?”. Così, una buona cosa è da tenere ben in mente che noi SEO spesso ignoriamo il branding. Tendiamo ad ignorare l’impato della pubblicità di massa, per esempio la display, o mezzi di comunicazione o video o pubblicità tradizionale o cose come la cartellonistica o la presenza di un brand in eventi.

Noi ci ossessioniamo e focalizziamo in elementi basici del SEO – l’ottimizzazione on-page, ottenere links… Tutto questo può funzionare; ma se abbiamo osservato questa influenza del brand, allora si potrebbe prendere in considerazione qualcuna di queste tattiche come un modo per far migliorare i rankings del tuo sito.

Secondariamente, non lasciate che il vostro SEO predomini il vostro posizionamento organico. Quello che voglio dire è che vedo e percepisco come molto spesso molti SEO si pongono molto aggressivi con i loro siti, specialmente in mercati competitivi dove esiste una preferenza per i brand o dove Google sembra cercare di mettere in pratiche alcune delle cose dette prima. E vedo che fanno un ottimo lavoro ottenendo links, ottimi anchor text. Otterranno questi links per queste pagine (tennis-shoe-store). Ma non sempre hanno links dalle migliori fonti e non fanno molte delle azioni di branding citate. E la gente non parla di loro nei social media; non sono posizionati nel contesto. Nessuna citazione nelle notizie e in un blog “normale”, offline e pubblicità. E appaiono come una specie di pseudo brand che esiste solo in Internet. Questo potrebbe essere potenzialmente un segnale negativo, o semplicemente non potrebbe essere performante come invece ottiene segnali di entrambi i tipi.

Sapete, come conclusione, il mio consiglio è provare e lavorare in modo tale che il vostro sito, i vostri prodotti e le denominazioni che utilizzate siano il più branding friendly possibile. Perché tutto ciò avrà un impatto nel modo in cui il vostro brand è percepito.

La gran cosa rispetto a tutto questo tema e queste raccomandazioni e riguardo al concetto di branding in generale, è che esiste un sacco di psicologia, anni, decenni di scienza del marketing e ricerche che dimostrano che i brand sono associati positivamente nelle menti dei consumatori e che sono forieri di azioni positive: vendite, traffico, domanda…

Certamente i motori di ricerca possono aiutare con tutto questo, ma ricordate che quando state creando un brand, in un certo senso state creando un tipo di domanda che potrebbe non esistere altrove.

Quando fate SEO, tutto quello che fate realmente è offrire un servizio per una domanda già esistente, competere nei rankings per cose che la gente già sta cercando. Questo è un ottimo spunto per riflettere, non solo da un prospettiva SEO, dalla prospettiva dei rankings, ma anche da una prospettiva di strategia d’impresa e in uno sforzo di marketing olistico… e chiari sono gli indizi che il SEO sta andando in quella direzione.

Bene. State bene e ci rivediamo la prossima settimana con un’altra edizione del Whiteboard Friday.

5:26 pm - Thu, Nov 11, 2010

And this my soundtrack while working on SEO & Web Marketing projects. Inspirational

4:49 pm

Today my motivational movie is Gladiator (2000) by Ridley Scott.

6:11 pm - Wed, Nov 10, 2010
How to fail at web analytics: Send standard reports. How to win at web analytics: Send a concise custom report w/ a info-snack.
Avinash Kaushik

(Source: twitter.com)

5:23 pm
A link is a bridge between two thoughts

A link is a bridge between two thoughts

5:04 pm
Every year that I’ve run SEOmoz, I’ve thought to myself “Who was that idiot they let run this place last year?”

Rand Fishkin from his new personal blog.

Rand not always talks about SEO

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